CATANIA: L’ARCIVESCOVO GRISTINA ACCUSATO DI PECULATO

Peculato. È questa l’accusa mossa all’Arcivescovo di Catania Salvatore Gristina, indagato insieme ad altre tre persone,nell’ambito dell’inchiesta condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Catania e coordinata dal procuratore Carmelo Zuccaro e dal pm Fabio Regolo sulla “governance” dell’Opera Diocesana Assistenza, fondazione direttamente controllata dalla Curia di Catania. L’Arcivescovo è indagato insieme a Monsignor Alfio Santo Russo, ex presidente del consiglio d’amministrazione dell’Oda per il caso dell’affitto della sede di via Galermo pagato ad un altro ente, sempre collegato alla Curia di Catania, attraverso fondi regionali relativi alla formazione. Fondi che in realtà sarebbero serviti – come ha svelato LiveSiciliaCatania – a pagare il mutuo per l’acquisto della sede, di cui non è proprietaria l’Oda ma un’altra Opera diocesana. Si parla di 260 mila euro che sarebbero stati intascati – secondo le contestazioni della magistratura – violando la legge.

Gli altri due indagati sono invece Alberto Marsella, il presidente del Cda rimosso dall’arcivescovo Gristina, e la dipendente dell’Oda Daniela Stefania Iacobacci. Questi ultimi due sono accusati di appropriazione indebita di circa 40 mila euro. Ai quattro indagati è stato notificato l’avviso di conclusione indagini.

Che c’erano alcuni punti oscuri nella gestione dell’Opera Diocesana Assistenza lo si era capito da tempo. Negli ultimi mesi si era aperta una stagione di veleni a suon di denunce ed esposti alla Procura della Repubblica che alla fine ha travolto accusatori e accusati, a ruoli alternati. Al centro dell’inchiesta della Guardia di Finanza l’amministrazione della Fondazione che negli ultimi anni ha accumulato un buco di milioni e milioni di euro. L’Oda si è salvata dal fallimento infatti per un soffio. E ricordiamo che l’Oda è uno degli enti nel settore dell’assistenza ai disabili più importanti per numero di dipendenti e pazienti della provincia di Catania.

Ma entriamo nel cuore delle accuse. L’Arcivescovo Gristina e Monsignor Russo sono accusati, in concorso, di peculato. Monsignor Alfio Santo Russo nella qualità di incaricato di un pubblico servizio in quanto Presidente del Cda dell’Oda, ente accreditato dalla Regione Siciliana operante nel settore sanitario e della formazione, e Gristina nella qualità di Presidente del Consiglio di Amministrazione della Opera Diocesana Catanese per il Culto e la Religione, avendo per ragione del loro servizio la disponibilità di somme di denaro derivanti dai finanziamenti pubblici, se ne appropriavano – si legge nel capo di imputazione – in particolare predisponendo un contratto simulato di locazione tra l’Oda e l’Opera diocesana catanese per il culto e la religione (ODCCR) al cui vertice c’era Gristina, stipulato in realtà al sol fine di dissimulare il contratto di acquisto dell’immobile sito in via Galermo oggetto di locazione da parte della stessa Oda, che di fatto, simulando il pagamento del canone, e imputando formalmente pagamenti a tale titolo in realtà pagava le rate del mutuo contratto dalla ODCCR con una banca, eludendo – scrivono ancora i magistrati – la normativa comunitaria e regionale che escludono dai costi di gestione ammissibili al finanziamento pubblico proprio l’acquisto di immobili, appropriandosi così di somme erogate come finanziamenti a sostegno della formazione professionale fino all’ammontare di euro 260 mila”. Le contestazioni vanno dal 2013 al 2015.

Alberto Marsella, ex presidente del Cda rimosso, e Daniela Iacobacci, sono accusati di appropriazione indebita in concorso perché “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso si appropriavano di denaro appartenente alla Fondazione Oda di cui avevano possesso in qualità di Amministratore Delegato per Marsella e segretaria particolare per Iacobacci, procurandosi un ingiusto profitto di 40 mila euro”. Si parla di appropriazione indebita “delle rette della Casa di Riposo Madonna di Lourdes, di contributi dovuti a una ditta e di utilizzo ingiustificato di carte prepagate”.

L’inchiesta però potrebbe nascondere ulteriori sviluppi. Intanto la Chiesa catanese oggi ha gli occhi puntati.

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