CONDANNATO CON PATTEGGIAMENTO PER OMICIDIO STRADALE. PIETRO CRISAFULLI: E’ UNA VERGOGNA

E’ stato condannato oggi con patteggiamento a 4 anni e 6 mesi di reclusione il 34enne Carmelo Ferraro, che nel luglio 2019 travolse ed uccise la giovane mamma Martina Aprile a Cava d’Aliga, frazione di Scicli nel Ragusano.

Era la notte del 14 e il 15 luglio 2019 quando Martina Aprile, 25 anni, veniva travolta e uccisa mentre attraversava la strada per andare a buttare la spazzatura a Cava D’Aliga, nei pressi di Scicli, in provincia di Ragusa, da una Lancia Y guidata da Carmelo Ferraro, di 34 anni.

L’uomo era stato arrestato (ai domiciliari) con l’accusa di omicidio stradale ed era sotto l’effetto di stupefacenti e metadone. Martina era mamma di un bambino piccolo di 6 anni con problemi psicomotori. Oggi quella ferita, mai completamente chiusa, si riapre in quanto l’accusato ha deciso di patteggiare per ottenere uno sconto della propria pena.

Grazie al patteggiamento infatti Carmelo Ferraro ha avuto una ridicola condanna per omicidio stradale aggravato. Ora la famiglia Aprile chiede allo stato di rivedere la legge sull’omicidio stradale per inasprire le pene, evitare sconti e impedire un’ulteriore beffa.

Carmelo Ferraro resta dunque agli arresti domiciliari e il suo legale difensore di fiducia oggi ha presentato istanza di remissione in libertà.

La mamma di Martina Aprile aveva dichiarato tutto il suo dissenso a quanto stava avvenendo nel processo per la morte di sua figlia: “Mi è venuta rabbia, Lui patteggia, ma la vita di mia figlia non è un patteggiamento. Siamo morti per la seconda volta, mia figlia è morta per la seconda volta. Un patteggiamento non si può trovare. No, no e assolutamente no. Una vita non vale 4 anni e mezzo”.

Alle dichiarazioni della mamma, si aggiungono quelli di Pietro Crisafulli, responsabile dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della strada, della sede catanese, papà di Mimmo il 25enne ucciso a Catania il 6 marzo 2017 da Anastasia Conti che non sì fermò allo stop, che riuscì a patteggiare la pena a 5 mesi e 10 giorni con la condizionale e pena non menzione sul casellario giudiziale. E’ una vergogna, la morte non si patteggia, non si concedono patteggiamenti e nemmeno riti abbreviati per chi uccide. Farò di tutto – dichiara Crisafulli – per far cambiare questa orribile legge. Vedremo cosa dirà la Corte Europea di Strasburgo, dove ci siamo rivolti, dopo i ricorsi rigettati dalla Corte Suprema di Cassazione. 

 

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